Sconcerti: Il derby finisce in pareggio, la Juve fugge ed è ormai troppo lontana

Mario Sconcerti, giornalista di Rai Sport, nel suo editoriale per il Corriere della sera, ha fatto il punto sul derby della Madonnina nel quale l’Inter ha giocato un buon primo tempo, ma poi non vedendo grandi risultati nella ripresa è tornata al suo modo di giocare. Per il giornalista l’Inter ha dei giocatori più forti rispetto al Milan, ma i rossoneri sono più squadra. Alla fine il pari è un risultato giusto, ma serve a nessuna delle due compagini e ha contribuito solo alimentare la fuga della Juventus che ora vola a più sette proprio su Milan e Roma. Di seguito l’editoriale del giornalista: «L’Inter ha giocato un buon primo tempo, ma quando si è accorta che tanto muoversi aveva solo prodotto il vantaggio del Milan, si è come rinchiusa in se stessa, è tornata alla routine. Temo che Joao Mario sia normale. È un’ottima spalla che ogni tanto diventa protagonista, avrebbe anche coraggio nelle iniziative, nel senso del calcio, ma non ha la tecnica per essere superiore. Arriva sempre vicino all’impresa, non la compie mai. Questa è una brutta scoperta perché va aggiunta ai limiti di Brozovic e Kondogbia e rende l’Inter meno metrica di quello che direbbe il suono della sua formazione. Resta soprattutto la squadra senza un leader. Il Milan ha uno scopo, una sua missione, tanta gente che deve affermarsi, che non ha paura di sbagliare. L’Inter mi sembra ancora legata al piacersi individuale, il peccato classico per cui e previsto il purgatorio. Il Milan ha personalità, l’Inter ha giocatori forti individualmente. Che non si conoscono. Il Milan non gioca benissimo a volte è convulso ma resta sempre ordinato, coerente. L’Inter è un istinto cauto, una corsa di velluto. Non ho visto forte la mano di Pioli, non parlo di tattica, parlo di carattere, è quello il limite dell’Inter. C’è più chiarezza, anche più semplicità, ma è ancora tutto molto scolastico. Non avrei mai chiesto di più a Pioli dopo dieci giorni, quello che ho visto a San Siro è il vecchio limite dei giocatori, sempre bravi, mai bravissimi, più in partita ma con un discreto senso di routine. Era l’occasione più classica, la più proponente, e non ha portato molto. Aspettiamo ancora un po’. Il Milan mi è piaciuto perché è rimasto dentro i suoi limiti. È una squadra, non una grande squadra. Ma vive meglio la partita, la sa interpretare, capisce le debolezze dell’avversario, le sa usare. È meno forte dell’Inter, ma se non hai la personalità a che serve la bravura? Così alla fine è arrivato il risultato più corretto, più giusto ma che serviva meno al Milan che all’Inter. Un pareggio su cui fugge la Juve, davvero ormai troppo lontana».